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Occhi nel buio #10


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
07.04.2026    |    23.545    |    2 9.6
"Il piscio colava copioso dai nostri buchi spalancati, bagnando il pavimento sotto di noi..."
Giovedì sera arrivò come un sogno oscuro che avevo aspettato per giorni.
Durante il giorno mamma mi aveva allenata senza pietà. Mi aveva fatto mettere a quattro zampe sul letto grande della camera matrimoniale per ore. Prima mi aveva tolto il plug e aveva iniziato con le dita, due, poi tre, poi quattro, aprendomi lentamente, lubrificando tutto con un gel denso e freddo che mi faceva rabbrividire. «Devi essere morbida, tesoro,» ripeteva mentre le sue dita mi dilatavano. Poi aveva preso il cetriolo più grosso, lo aveva unto abbondantemente e me lo aveva spinto dentro centimetro dopo centimetro, facendomi urlare di piacere e dolore. Lo muoveva dentro e fuori con ritmo costante, guardandomi negli occhi mentre io gemevo contro il cuscino.
Ma non si era limitata a me. Mamma si era allenata insieme a me. Si era messa accanto, a quattro zampe, e aveva voluto che io le infilassi il cetriolo nel culo mentre lei mi leccava la fica. Sentivo il suo ano aprirsi sotto le mie mani, caldo, cedevole, mentre la sua lingua mi divorava. Eravamo due troie che si preparavano insieme, sudate, ansimanti, con i capezzoli duri e la fica che colava sul lenzuolo. Mamma veniva urlando, il culo che si contraeva intorno al cetriolo, e io venivo subito dopo, leccata da lei.
Verso le sei del pomeriggio ci vestimmo. Autoreggenti nere velate con la riga dietro, perizoma mini di pizzo nero ricamato che copriva appena le grandi labbra, reggiseno con due grandi buchi ovali che lasciavano i capezzoli completamente esposti, décolleté di vernice nera lucida con tacco 15 cm. Sopra mettemmo due abiti a tubino neri cortissimi, aderenti come una seconda pelle. Ci guardammo allo specchio: sembravamo due puttane di lusso, mamma e figlia pronte per essere distrutte.
Quando Marco e lo zio arrivarono, non persero tempo con i complimenti. Appena salimmo in macchina, Marco si mise dietro tra noi due. Lo zio guidava. Marco si tirò fuori il cazzo già duro e ce lo mise in bocca a turno. Io e mamma lo succhiavamo insieme, le nostre lingue che si toccavano sulla cappella calda e venosa, mentre lo zio ci guardava dallo specchietto con un sorriso da predatore.
Arrivammo al locale. Era un edificio anonimo in periferia, solo una porta nera con una piccola insegna dorata: Mad Glory Hole.
Lo zio ci spiegò tutto con voce calma ma eccitata. Quando capii che saremmo rimaste legate per tre ore con solo fica e culo esposti, il cuore mi esplose nel petto. Ero terrorizzata… ma anche bagnatissima.
L’inserviente, una donna sulla quarantina vestita di latex nero, ci fece entrare in una stanza privata. Ci spogliò con gesti professionali. Restammo solo con le autoreggenti, le scarpe di vernice e il reggiseno con i buchi per i capezzoli. I nostri perizoma vennero appesi fuori, come trofei, insieme alle nostre foto sorridenti scattate all’ingresso.
Mi fecero sdraiare su un lettino di gomma morbida. Infilai le gambe nell’apertura. Sentii le caviglie afferrate dall’esterno e legate con catene fredde. La stessa cosa fecero a mamma accanto a me. Eravamo appese, esposte, completamente vulnerabili. Solo i nostri culi e fiche sporgevano dal muro. Sopra di noi, le nostre foto: io che sorridevo timida, mamma con quel sorriso da troia esperta.
La voce si era sparsa. Quella sera c’erano mamma e figlia. E la figlia aveva quasi ventiquattro anni.
Sentimmo le prime voci fuori. Poi la porta della sala si aprì.
Entrarono sempre due alla volta.
E restavano fino a quando non venivano almeno una volta. Questa era la regola non scritta del Mad Glory Hole.
I primi due furono due ragazzi di diciotto anni. Appena videro le nostre fiche esposte attraverso il muro si fiondarono come lupi affamati. Sentii due lingue giovani e voraci leccarmi con furia, succhiando il clitoride, infilandosi dentro di me. Mamma gemeva già forte accanto a me. Poi uno dei due mi penetrò la fica con un colpo solo, duro, profondo. Urlai. Era irruente, veloce, quasi disperato. L’altro fece lo stesso con mamma.
Sentii la voce del ragazzo che mi stava scopando: era Luca, uno dei miei ex compagni di classe del liceo. «Cazzo… è Sara…» sussurrò incredulo. Quel riconoscimento mi fece arrossire di vergogna, ma la mia fica si bagnò ancora di più sotto i suoi colpi potenti e scoordinati.
Mi alzarono le gambe legate alle catene. Il primo mi infilò il cazzo nel culo con forza brutale. Il secondo fece lo stesso con mamma. Cinque minuti di martellamenti violenti, giovani, senza controllo. Vennero quasi insieme, riempiendoci il culo di sborra calda e abbondante. Io ebbi il mio primo orgasmo anale della serata: un piacere violento che mi fece stringere forte la mano di mamma attraverso il velluto nero che separava i nostri buchi.
Mamma urlò di piacere, come sempre, per farsi sentire da tutti: «Sììì… riempitemi il culo, bastardi!»
Da quel momento fu un flusso continuo, senza sosta.
Entravano due, tre, a volte anche quattro alla volta. Uomini di tutte le età, di tutte le condizioni. Ragazzi di 18-22 anni eccitati e veloci, che mi scopavano come conigli e venivano dopo pochi minuti. Uomini di 30-45 anni, più esperti, che mi aprivano bene le natiche e mi inculavano con spinte profonde e ritmiche, facendomi venire una volta dopo l’altra. Signori di 50-60 anni, con cazzi ancora duri ma più lenti, che mi leccavano prima a lungo e poi mi riempivano con calma, godendosi ogni secondo.
Ogni volta che un cazzo mi entrava nel culo avevo un orgasmo. Il mio ano era diventato così sensibile, così aperto dopo ore di allenamento, che bastava una spinta decisa per farmi tremare e squirtare. Stringevo fortissimo la mano di mamma ogni volta, e lei mi rispondeva stringendomi forte un seno o pizzicandomi un capezzolo attraverso il buco nel muro.
A un certo punto entrarono due uomini maturi, sulla cinquantina, robusti e con cazzi molto grossi. Uno mi penetrò la fica, l’altro il culo. Mi doppiarono con forza. Il dolore era lancinante, ma il piacere era devastante. Venni urlando, il corpo scosso da spasmi mentre loro mi riempivano entrambi i buchi. Pochi minuti dopo, senza sfilarsi, iniziarono a pisciare dentro di me. Prima uno nel culo, poi l’altro nella fica. Il getto caldo, potente, mi riempiva l’intestino e la vagina. «Cazzo… mi stanno pisciando dentro…» gemetti forte, godendo come una troia.
Mamma, sentendomi, urlò eccitata: «Sta pisciando anche a me nel culo amore… è bellissimo… mi sta riempiendo tutta!»
I due getti caldi ci invasero contemporaneamente, marchiandoci dentro. Il piscio colava copioso dai nostri buchi spalancati, bagnando il pavimento sotto di noi. Era umiliante, sporco, eccitante da morire.
Molti uomini, dopo aver sborrato nella fica di mamma, si spostavano da me solo per pulirsi il cazzo sulle mie cosce o sul mio culo. Sentivo il loro sperma caldo e denso spalmarsi sulla mia pelle mentre ridevano e commentavano quanto fossi bagnata.
Lo zio e Marco entrarono verso la fine. Riconobbi subito le loro voci.
Lo zio si posizionò dietro di me. Mi aprì le natiche e mi infilò il cazzo nel culo con una spinta profonda. Venni quasi subito, stringendo fortissimo la mano di mamma. Poi, senza sfilarsi, cominciò a pisciare dentro di me. Il getto caldo mi riempì mentre il suo cazzo era ancora dentro. Gemetti come una pazza.
Marco fece lo stesso con mamma. Sentii la sua voce roca: «Prendila tutta, troia.» Mamma urlò di piacere: «Sì Marco… pisciami dentro… riempimi il culo!»
La serata continuò senza sosta. Contammo alla fine 98 uomini. Anna vinse la gara con 52 carichi dentro contro i miei 46. Io ero un po’ delusa, speravo di vincere, ma ero contenta lo stesso.
Quando le tre ore terminarono, la fila non era ancora finita. Il proprietario, d’accordo con lo zio, decise di andare ad oltranza. Restammo legate lì per altre due ore, distrutte, colanti, con il culo e la fica che bruciavano di piacere.
Alla fine, quando tutto terminò, non riuscivamo nemmeno a reggerci in piedi.
Ci chiese se avevamo mutande di ricambio. Non ne avevamo. Ci rimettemmo i perizoma sporchi, zuppi di sborra, piscio e umori. Chiamò poi lo zio e Marco per aiutarci.
«Siete state fantastiche,» disse lo zio.
Alla vincitrice, mamma, fu regalato un intero giorno in una spa di lusso: massaggi, maschere, profumi, tutto pagato con i soldi incassati dal locale.
Ad entrambe fu proposto di tornare.
Mamma sorrise. Io aggiunsi: «Ci penseremo… ma voglio la mia rivincita.»
Uscimmo dal Mad Glory Hole con il culo distrutto, le gambe tremanti e il corpo che ancora pulsava di piacere.
Ci sostennero fino alla macchina. Eravamo sporche ovunque: sborra che colava ovunque dai nostri buchi, sulle autoreggenti, sulle cosce sulle scarpe.
Quella notte capii che non c’era più ritorno.
Ero diventata una porca senza limiti.
E la cosa mi piaceva da morire.
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